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26 settembre 2004

Carlino 26 settembre 2004

IL RESTO DEL CARLINO
26 Settembre 2004

Lorenza Montanari

L’ASPETTAVANO DA 8 ANNI.

Grande soddisfazione in ostetricia per la nascita della piccola Sara. Immensa gioia dei genitori.
La bimba venuta alla luce con l’inseminazione di un ovocita scongelato. Una tecnica sperimentale utilizzata in pochi centri in Italia. Dopo questo “fiocco rosa” ci sono altri cinque pancioni in dolce attesa.

Si chiama Sara ed è una bella neonata di circa tre chili che ha visto la luce tre giorni fa nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Lugo. Sara è la prima “figlia del freddo” concepita presso il centro di fisiopatologia della riproduzione umana del presidio ospedaliero lughese: è nata infatti grazie all’inseminazione di un’ovocita scongelato. Una tecnica che in Italia viene praticata solo in diciotto centri, tra cui quello lughese, sui 328 che si occupano di fecondazione assistita. Si tratta infatti di una tecnica sperimentale, e le gravidanze così ottenute ammontano a poche unità in tutta la penisola. Ma Sara ce l’ha e il 22 settembre, alle 15,56, con parto cesareo, ha emesso il suo primo vagito, tra la commozione degli operatori e l’immensa felicità dei genitori.
Erano infatti otto anni che la coppia, poco più che trentenne e residente nel ravennate, cercava invano di avere un figlio e si era già sottoposta, altrove, a cinque tentativi su ovocita fresco. Ma a Lugo il sogno è diventato realtà, e a mezzogiorno di ieri mamma e papà hanno portato a casa il loro “fagottino rosa”.
<< Siamo molto contenti – afferma il direttore sanitario Bruna Baldassarri- sia dal punto di vista umano che da quello scientifico. Questo servizio vive grazie alla grande disponibilità degli operatori, che dedicano a questa attività tempo aggiuntivo ad altri compiti, ma sta crescendo, tant’è che abbiamo trecento richieste all’anno >>.
<< Siamo molto soddisfatti e orgogliosi-commenta Giuseppe Santini, primario di ginecologia- questa tecnica, nata nell’86, è attualmente l’unica possibilità che abbiamo per dare speranza alle coppie infertili che non hanno ottenuto risultati con altri metodi >>. << In seguito alla legge sulla procreazione assistita - spiega Tiziana Bartolotti, responsabile del Centro di fisiopatologia della riproduzione - in Italia non è possibile congelare embrioni. Ne consegue che una donna, per ottenere una gravidanza, deve sottoporsi a continui cicli farmacologici, che possono essere dannosi per la salute. Il congelamento degli ovocita ci dà la possibilità di realizzare anche tre impianti embrionali con un solo ciclo di stimolazione ovarico, tutelando la salute della donna. E soprattutto di dare speranza di diventare genitori anche ai malati oncologici, sia donne che uomini, che devono sottoporsi a terapie che provocano sterilità >>.
A tal fine, dal dicembre 2002 il servizio ha attivato una collaborazione con il reparto di oncologia, congelando i gameti di 8 malati di tumore. L’equipe si compone di sei operatori: i ginecologi Tiziana Bertolotti e Michele Monti, le biologhe Maria Francesca Camerani e Valentina Felletti, la psicologa Samanta Cricca e le infermiere Rita Toschi e Magda Cassani. Ora sono tutti “ in dolce attesa”, dopo le dieci nascite ottenute con l’inseminazione di ovocita freschi, ci sono cinque “pancioni” in corso.
E  intanto si va avanti: << In questi giorni saremo alla Festa di San Michele a Bgnacavallo  – sottolinea Monti - con lo stand di “Genea”, l’associazione onlus che abbiamo fondato per sostenere la ricerca e il servizio. Offriremo torte e vino in cambio di un contributo >>.